martedì, 30 gennaio 2007
Ieri,  mentre correvo sulla spiaggia,  mi hanno telefonato dall'Ufficio Stampa di Nutrimenti. Io non corro mai col telefono anche perchè se squilla bisogna fermarsi. E poi dire  che stai correndo sulla spiaggia ha un impatto devastante su chi ti chiama, se ti vuole bene t'invidia, se   gli sei appena indifferente ti odia con tutto il cuore, soprattutto se ti chiama da una città in orario di lavoro. Anche per questo non porto mai il telefono. D'altra parte se qualcuno ti chiama mentre corri e tu rispondi,  devi dire per forza che stai correndo se no pensano che stai facendo quell'altra cosa. Dicendo che sei sulla spiaggia a correre fai la parte del fenomeno rottinculo ma in compenso togli l'interlocutore dall'imbarazzo. A volte puoi omettere che sei sulla spiaggia, ma spesso c'è vento e dire che sei sulla spiaggia spiega il rumore. Ieri ho capito che il telefono era meglio portarselo dietro, che era una di quelle giornate che non mi sarebbero capitate molto  spesso. Ho concordato due interviste per due giornali importanti. Due interviste che poi sono diventate una, però col giornale più importante. Ho preferito correre il rischio di farmi odiare ma di  non rinunciare a correre perchè correre mi mantiene serena e soprattutto, coi piedi per terra, dove è giusto che io sia.

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domenica, 28 gennaio 2007
Il libro, a questo punto, è in libreria e se non lo fosse,  si può ordinare. Il libro,  a questo punto,  è una entità a sè stante e dovrà vivere di vita propria, a me non resta che dirgli che gli ho voluto bene e che non sono stata la sola a volergli bene vista la cura con cui è stato confezionato e la tenerezza con cui l'ufficio stampa della Casa Editrice sta cercando di insegnargli a camminare. Speriamo che continui ad essere circondato dallo stesso affetto nel quale è nato.  Non mi resta che auguragli buon viaggo e ringraziare  intanto  Mariano Sabatini.
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martedì, 23 gennaio 2007

Il carcere di Muret è in Alta Garonna, vicino a Tolosa, dove il Front National di Le Pen spopola. Lì Bertrand Cantat, un tempo poeta degli oppressi della terra e nemico giurato di Le Pen, finisce di scontare una pena per l’omicidio della sua compagna Marie Trintignant. Si racconta che divida la cella con Jean-Pierre Calone, membro dell’estrema destra tolonese, condannato a dodici anni per stupro, aggressione e molestie sessuali. Non si può dire che il caso gli abbia fatto sconti, Bertrand conosce la legge del contrappasso come se l’avesse codificata lui. Qual è stato il momento, il momento preciso, in cui è precipitato tutto? Dove comincia una caduta rovinosa? Durante la salita? E cosa rende più insopportabile occupare il gradino più infimo della scala degli umani, quello degli esseri abietti, la gogna o la perdita?
Di Marie resta un’immagine sottratta per sempre al tempo, del suo sguardo enigmatico, del suo  timbro di voce profondo, della sua malinconia; il ricordo.
Di Bertrand cosa resta? Dell’uomo che ha alzato le mani su di lei, causandone la morte, si sa che è un detenuto modello e che presto potrà lasciare il carcere. Come se vi fossero galere che si possono lasciare, condanne che è possibile infliggere, colpe che si possono espiare. L’unica persona che potrebbe liberarlo non tornerà più perché la sua mano si è posata su di lei. “Non dovevo farlo, non avrei mai dovuto alzare questa mano”.
La mattina appena sveglio realizza che deve dividere l’aria con Jean-Pierre, lui, l’uomo che doveva modificare le coordinate etiche della terra, con uno stupratore del Front National. Uno stupratore e un omicida. Dividono le sigarette e la sorte. Forse entrambi hanno imparato quanto è insensato sentirsi dalla parte giusta del mondo, quanto è inutile prendersela tanto per questioni di principio, quanto è breve lo spazio che colma distanze siderali.
Uno sceneggiatore appassionato di Euripide o di Shakespeare non avrebbe potuto scrivere una storia come quella di Bertrand Cantat, nessuno avrebbe potuto prenderla in considerazione, troppo inverosimile, sarebbe stata giudicata.
Un musicista al culmine del successo, di un’ascesa che non ha conosciuto macchie e interruzioni, che neppure sa cosa significhi la parola compromesso, che osa sfidare anche il direttore generale dell’etichetta che produce la sua band, dicendogli in diretta tv: “Anche se siamo imbarcati sullo stesso pianeta non siamo dello stesso mondo”, sconta una condanna per omicidio, per aver causato la morte di una donna, la donna che amava. Madre di quattro figli. Attrice e figlia di un attore amatissimo nel suo paese. Una trama  troppo fantasiosa e melodrammatica.
Ogni mattina Bertrand offre la sua storia e la sua faccia a Jean-Pierre.


  Una storia che continua dove finisce questa
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martedì, 09 gennaio 2007
Oggi pomeriggio un corriere ha citofonato per consegnare un pacco. Ho chiesto per chi fosse perchè il cliente  abituale del corriere in casa è mio figlio,  mi ha detto: "Per Susi Brescia!".
"Ah, sono io!", ho detto sorpresa, sorpresa di cosa, di essere io? Forse più che sorpresa era imbarazzo.  Sapevo che il pacco conteneva le mie copie del libro. Ho firmato col viso in fiamme come se il corriere mi avesse consegnato un vibratore direttamente tra le mani e senza involucro.
Sono entrata in casa sorvolando sui grugniti di mio figlio che aveva intanto scoperto che il corriere non cercava lui e sono andata in cucina con il mio pacco. Ho cercato inutilmente le forbici, ho aperto cassetti dove certamente non c'erano, mi sono aggirata intorno a mensole su cui non metto mai  le forbici, insomma non capivo nulla. Poi ho aperto il pacco con le mani, prima delicatamente e col cuore a mille, poi,  visto  che con la docezza io non ottengo niente, con più forza, alla fine sono riuscita a mettere le mani su una copia. Il libro è bello. Non dovrei essere io a dirlo, lo so, ma è bello e non intendo per quello che è scritto, ma per come è fatto.  L'ho tenuto in mano senza capire nulla per un tempo indefinito. Paura, emozione, confusione, non so dire. L'ho dato a mio figlio che non ha detto niente, ma ho letto una smorfia di compiacimento, poi a mia madre, che, beata lei, ha avuto da ridire sul fatto che sulla foto della bandella indosso un k-way...
Sono uscita per fare le cose che faccio di solito, comprare il pane, qualche commissione e con  una sensazione forte di straniamento.  Impaurita e con la testa tra le nuvole, facendo finta di niente. Piano, mi sono calmata, ho scritto all'editore per ringraziare, ho dato una copia anche a  mia sorella, ma così,  distrattamente,  come se pubblicassi un libro al giorno e ho cercato, inutilmente,  di seguire Ballarò.
Poi mi sono decisa. Ho cercato l'indirizzo del carcere di Muret, non l'ho trovato ma ho scritto lo stesso su un plico "Centre de detention de Muret Toulouse France "e ho infilato dentro un libro in cui avevo scritto poche righe, in italiano, e ho richiuso la busta che domani spedirò.

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giovedì, 04 gennaio 2007
Il libro sarà in libreria nella settimana dal 22 al 26 gennaio. Sarebbe il caso che qualcuno informasse anche i commessi della Feltrinelli di Firenze, prima che Gattasorniona li stremi e decidano di boicottarmi per tutta la vita (vedi commenti al penultimo post) e, soprattutto, sarebbe il caso che mi decidessi a scrivere due righe che accompagnino il libro fino al carcere di Muret. Sapevo che avrei dovuto farlo, ma spero ugualmente  che i  quindici giorni che mi separano dalle mie 20 copie durino almeno un paio d'anni, così sarò pronta.
Ma poi, pensandoci bene, posso anche non farlo...
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