Il carcere di Muret è in Alta Garonna, vicino a Tolosa, dove il Front National di Le Pen spopola. Lì Bertrand Cantat, un tempo poeta degli oppressi della terra e nemico giurato di Le Pen, finisce di scontare una pena per l’omicidio della sua compagna Marie Trintignant. Si racconta che divida la cella con Jean-Pierre Calone, membro dell’estrema destra tolonese, condannato a dodici anni per stupro, aggressione e molestie sessuali. Non si può dire che il caso gli abbia fatto sconti, Bertrand conosce la legge del contrappasso come se l’avesse codificata lui. Qual è stato il momento, il momento preciso, in cui è precipitato tutto? Dove comincia una caduta rovinosa? Durante la salita? E cosa rende più insopportabile occupare il gradino più infimo della scala degli umani, quello degli esseri abietti, la gogna o la perdita?
Di Marie resta un’immagine sottratta per sempre al tempo, del suo sguardo enigmatico, del suo timbro di voce profondo, della sua malinconia; il ricordo.
Di Bertrand cosa resta? Dell’uomo che ha alzato le mani su di lei, causandone la morte, si sa che è un detenuto modello e che presto potrà lasciare il carcere. Come se vi fossero galere che si possono lasciare, condanne che è possibile infliggere, colpe che si possono espiare. L’unica persona che potrebbe liberarlo non tornerà più perché la sua mano si è posata su di lei. “Non dovevo farlo, non avrei mai dovuto alzare questa mano”.
La mattina appena sveglio realizza che deve dividere l’aria con Jean-Pierre, lui, l’uomo che doveva modificare le coordinate etiche della terra, con uno stupratore del Front National. Uno stupratore e un omicida. Dividono le sigarette e la sorte. Forse entrambi hanno imparato quanto è insensato sentirsi dalla parte giusta del mondo, quanto è inutile prendersela tanto per questioni di principio, quanto è breve lo spazio che colma distanze siderali.
Uno sceneggiatore appassionato di Euripide o di Shakespeare non avrebbe potuto scrivere una storia come quella di Bertrand Cantat, nessuno avrebbe potuto prenderla in considerazione, troppo inverosimile, sarebbe stata giudicata.
Un musicista al culmine del successo, di un’ascesa che non ha conosciuto macchie e interruzioni, che neppure sa cosa significhi la parola compromesso, che osa sfidare anche il direttore generale dell’etichetta che produce la sua band, dicendogli in diretta tv: “Anche se siamo imbarcati sullo stesso pianeta non siamo dello stesso mondo”, sconta una condanna per omicidio, per aver causato la morte di una donna, la donna che amava. Madre di quattro figli. Attrice e figlia di un attore amatissimo nel suo paese. Una trama troppo fantasiosa e melodrammatica.
Ogni mattina Bertrand offre la sua storia e la sua faccia a Jean-Pierre.
Una storia che continua dove finisce
questa